I numeri dell’economia di questa settimana mostrano consumi fermi e costi in salita: a settembre le vendite al dettaglio sono rimaste stabili in volume, mentre i prezzi alla produzione dell’industria sono saliti del 13,8% in un anno, spinti dall’energia. Le retribuzioni contrattuali crescono del 2,5%, meno dei prezzi al consumo. Tiene il mercato dell’auto, sostenuto dalle ricaricabili.
In sintesi
- Vendite al dettaglio a settembre: +0,1% in valore e 0,0% in volume su agosto; su base annua +1,6% in valore ma -0,1% in volume. L’online cresce dell’8,5%.
- Prezzi alla produzione dell’industria a settembre: +2,9% su agosto e +13,8% su base annua; l’energia sul mercato interno segna +45,7%.
- Retribuzioni contrattuali: +2,5% annuo a settembre, contro un’inflazione al 4,2% nello stesso mese e al 5,4% a ottobre (stima provvisoria).
- Mercato auto a ottobre: 131.921 immatricolazioni (+4,8%); le ricaricabili valgono il 18,7%.
- Fabbisogno statale di ottobre: 20,8 miliardi, contro 19,9 miliardi di un anno fa.
Vendite al dettaglio ferme in volume, corre solo l’online
Secondo il comunicato Istat sul commercio al dettaglio diffuso il 5 novembre, a settembre le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,1% in valore rispetto ad agosto e sono rimaste invariate in volume. Gli alimentari risultano fermi in valore (0,0%) e in calo in volume (-0,3%); i non alimentari salgono dello 0,3% in valore e dello 0,1% in volume.
Il confronto con un anno prima conferma il quadro: +1,6% in valore ma -0,1% in volume. In altre parole, gli italiani spendono di più soprattutto perché i prezzi sono più alti, non perché comprano di più. Il terzo trimestre nel suo insieme chiude in calo rispetto al secondo: -0,3% in valore e -0,5% in volume. Nei primi nove mesi dell’anno le vendite al dettaglio restano comunque in crescita dell’1,9% in valore e dello 0,4% in volume.
Tutti i canali crescono in valore su base annua, ma il dato più forte è quello del commercio elettronico: +8,5% in valore e +7,1% in volume, unico canale in aumento anche nelle quantità. Tra i prodotti non alimentari spiccano informatica, telecomunicazioni e telefonia (+5,7%), mentre l’abbigliamento cala dello 0,6%.
Prezzi alla produzione: l’energia spinge i listini industriali
Il dato che pesa di più sui bilanci delle imprese arriva dai prezzi alla produzione dell’industria, pubblicati da Istat il 28 ottobre. A settembre sono aumentati del 2,9% su agosto e del 13,8% su base annua. Sul mercato interno la crescita annua è del 17,4%, su quello estero del 4,2%.
A trainare è l’energia, che sul mercato interno segna +9,1% in un mese e +45,7% in un anno. Al netto dell’energia l’aumento si ferma al 3,5% annuo. Tra gli altri raggruppamenti, i beni intermedi salgono del 6,6% su base annua, i beni di consumo durevoli del 4,2% e i beni strumentali del 2,9%. Anche le costruzioni registrano rincari: +3,2% annuo per gli edifici e +6,6% per strade e ferrovie.
Salari contrattuali +2,5%, sotto l’inflazione
Sul fronte dei redditi, le retribuzioni contrattuali orarie a settembre risultano stabili rispetto ad agosto e in crescita del 2,5% su settembre 2025; lo stesso incremento medio si registra nei primi nove mesi del 2026. A fine settembre i contratti in vigore coprivano l’80,8% dei dipendenti.
Il confronto con i prezzi è sfavorevole: secondo la stima provvisoria Istat, l’inflazione era al 4,2% a settembre ed è salita al 5,4% a ottobre, soprattutto per i beni energetici. Il potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali, quindi, si sta riducendo, e questo aiuta a spiegare la debolezza dei consumi in volume.
Mercato auto: +4,8% a ottobre, crescono le ricaricabili
Segno positivo per le immatricolazioni. Secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti elaborati da ANFIA, a ottobre sono state immatricolate 131.921 autovetture, il 4,8% in più di un anno fa. Da gennaio il totale arriva a 1.400.991 unità (+8,3%). Le auto ricaricabili (elettriche e ibride plug-in) valgono il 18,7% del mercato del mese e il 17,7% dei primi dieci mesi; le sole elettriche sono al 5,9% a ottobre.
Conti pubblici: fabbisogno di 20,8 miliardi a ottobre
Infine i conti dello Stato. Il Ministero dell’Economia ha comunicato il 2 novembre che a ottobre il settore statale ha chiuso, in via provvisoria, con un fabbisogno di 20.800 milioni, contro i 19.874 milioni di ottobre 2025: circa 926 milioni in più.
Cosa significa per le imprese
I numeri dell’economia di questa settimana indicano una fase delicata. Per l’industria il problema principale è il costo dell’energia, che si scarica sui listini e comprime i margini di chi non riesce a trasferire gli aumenti ai clienti. Per il commercio, la domanda cresce in valore ma non in volume: le vendite al dettaglio salgono solo perché i prezzi sono più alti. Chi vende ai consumatori finali deve fare i conti con salari che crescono meno dell’inflazione. In questo quadro l’e-commerce si conferma il canale più dinamico, un segnale da considerare per le PMI che non hanno ancora una presenza online. Sul fronte dei costi energetici, il Consiglio dei ministri del 5 novembre ha rinviato alla seduta successiva l’esame di un decreto-legge per ridurre le bollette di luce e gas di famiglie e imprese, come riporta il comunicato di Palazzo Chigi. Altri aggiornamenti nella sezione Economia e nell’area Bandi e Agevolazioni.
Fonti: Istat (Commercio al dettaglio, settembre 2026; Prezzi alla produzione dell’industria e delle costruzioni, settembre 2026; Retribuzioni contrattuali, luglio-settembre 2026; Prezzi al consumo, dati provvisori ottobre 2026); ANFIA su dati MIT; Ministero dell’Economia e delle Finanze, comunicato n. 118 del 2 novembre 2026; Presidenza del Consiglio, comunicato del Consiglio dei ministri n. 196.










