In sintesi
- 13.470 procedure di crisi nel 2025 (+15,5%), erano 9.583 nel 2023
- 9.869 liquidazioni giudiziali (+7,2%)
- 1.776 istanze di composizione negoziata (+69,5%), ma solo il 20% si chiude con il risanamento
- Circa una nuova impresa su cinque chiude entro due anni
- Commercio, edilizia e servizi i settori più colpiti; Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna le regioni con più casi
Commercio ed edilizia i settori più colpiti
La crescita è proseguita nel corso dell’anno. Nel solo secondo trimestre del 2025 hanno avviato una liquidazione giudiziale 2.712 imprese: il 18% in più rispetto allo stesso periodo del 2024 e il 33% in più sul 2023. Il commercio è il settore più colpito, con 826 casi nel secondo trimestre contro i 713 del primo, seguito da edilizia e servizi. A livello territoriale la Lombardia registra il numero più alto di procedure, davanti a Lazio ed Emilia-Romagna.
Lo studio mette in evidenza anche la fragilità delle nuove iniziative imprenditoriali: circa il 20% delle imprese chiude entro i primi due anni di attività e il 65% entro i dieci.
Cresce la composizione negoziata, ma i risanamenti restano pochi
Accanto alle liquidazioni crescono gli strumenti pensati per salvare l’impresa prima che sia troppo tardi. Le istanze di composizione negoziata, il percorso volontario e stragiudiziale previsto dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, sono passate da circa 600 nel 2023 a 1.048 nel 2024 e a 1.776 nel 2025. Solo il 20% dei percorsi, però, si conclude con il risanamento.
Nel 2025 sono saliti anche i concordati preventivi (895, +17,5%) e i concordati semplificati (143, contro gli 85 del 2024). Gli accordi di ristrutturazione dei debiti hanno registrato 348 aperture.
I primi dati del 2026 confermano la tendenza. Secondo l’Osservatorio Unioncamere-InfoCamere sulla crisi d’impresa, nel primo semestre le liquidazioni giudiziali sono state 5.230, in linea con le 5.286 dello stesso periodo del 2025. Le istanze di composizione negoziata sono salite a 897, contro le 875 del primo semestre 2025 e le 454 del 2024.
L’allarme di Eurispes: «la seconda chance non diventi un condono»
Lo studio dedica ampio spazio al rapporto tra strumenti di regolazione della crisi e crediti del Fisco. Secondo Eurispes, se applicate senza rigore, queste procedure rischiano di trasformarsi in una sorta di «indulto» autogenerato. Debiti anche milionari, soprattutto verso l’Erario, potrebbero essere cancellati a spese della collettività.
Il punto più delicato è il cosiddetto cram down, l’omologa forzosa con cui il giudice approva un accordo anche contro il voto dell’Amministrazione finanziaria. Il correttivo del 2024 (D.Lgs. 136/2024) ha già ristretto questa possibilità. Oggi il Fisco deve ricevere almeno il 50% del dovuto, al netto di sanzioni e interessi; la soglia sale al 60% quando gli altri creditori aderenti sono pochi o assenti. Lo studio cita anche una sentenza della Cassazione di febbraio 2026 che ha respinto un accordo in cui una società offriva meno del 3% di un debito tributario di oltre 7 milioni di euro.
Il Laboratorio Eurispes sulle politiche fiscali avanza alcune proposte:
- rendere la meritevolezza del debitore un requisito da verificare per primo in tutte le procedure;
- limitare l’omologa forzosa ai casi di silenzio o di diniego ingiustificato del Fisco;
- istituire un Fondo nazionale per la prevenzione del sovraindebitamento;
- introdurre garanzie statali sui finanziamenti alle imprese in risanamento e una tutela per i revisori e gli organi di controllo che segnalano tempestivamente la crisi.
Sul quadro normativo pesa anche la seconda direttiva europea sull’insolvenza, approvata il 30 marzo 2026. Il recepimento richiederà di rivedere il Codice della crisi su vendite pre-pack, tracciamento dei beni, azioni revocatorie e responsabilità degli amministratori.
Cosa significa per le imprese
Dai numeri emerge un messaggio chiaro per gli imprenditori: la differenza la fa il tempo. Gli strumenti di salvataggio funzionano meglio per le imprese più strutturate, che intercettano la crisi in anticipo. Le realtà più piccole, invece, arrivano spesso alle procedure quando la situazione è già compromessa e finiscono nelle liquidazioni.
Per questo il Codice civile (art. 2086) impone a chi gestisce un’impresa in forma societaria o collettiva di dotarsi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati a rilevare per tempo i segnali di difficoltà. Monitorare flussi di cassa, debiti scaduti verso fornitori, dipendenti ed Erario non è solo un adempimento: è il modo più concreto per tenere aperte tutte le strade, compresa la composizione negoziata.
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Fonti: studio Eurispes «Codice della crisi, interesse fiscale e sovraindebitamento di imprese e cittadini», ottobre 2026 (testo integrale); Unioncamere, comunicato del 26 marzo 2026; Unioncamere-InfoCamere, Osservatorio sulla crisi d’impresa, quinta edizione, settembre 2026.






