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Il terziario riparte anche in Italia, ma la ripresa è ancora lontana

TERZIARIO: ASSOTERZIARIO CONFESERCENTI, RIPARTE ANCHE IN ITALIA, +4,5%. MA LA RIPRESA È LONTANA, E QUESTO AUTUNNO POTREBBE ARRIVARE UNA NUOVA FRENATA 

Di Marco Catalani
06/07/2022
in Notizie
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I flussi finanziari prospettici: l’importanza della tesoreria aziendale
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Il terziario riparte anche in Italia. Dopo lo stop imposto dal Covid19, nel 2021 il settore dei servizi mette a segno una crescita del +4,5% sull’anno precedente, trainata dalla performance dei servizi di mercato (+6,9%).  Una ripartenza più lenta di industria (+13,3%) e costruzioni (+21,3%) e ancora insufficiente per permettere al terziario la ripresa: il fatturato dei servizi è infatti ancora il 4% inferiore ai livelli raggiunti nel 2019, ultimo anno prima della pandemia. E la ripresa potrebbe sfuggire anche nel 2022, tra aumento dei costi dell’energia, inflazione e incertezza legata alla ripresa dei contagi che incide sulla fiducia dei consumatori. I dati dei primi tre mesi sembrano confermare le difficoltà: tra gennaio e marzo il potere d’acquisto delle famiglie italiane è cresciuto solo dello 0,3% a fronte di un aumento del reddito lordo disponibile del 2,6% rispetto al trimestre precedente.

È quanto emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio Terziario istituito da AssoTerziario Confesercenti con l’obiettivo di monitorare lo stato di salute del Settore Terziario italiano.

Il terziario in Italia e in Europa. Nel suo complesso, il terziario vale oggi il 73% del Pil italiano, il 53,2% se prendiamo in considerazione solo i servizi di mercato. Dati che sottolineano il ritardo della terziarizzazione della nostra economia rispetto al resto delle economie OCSE. Negli Usa, infatti, il terziario pesa sul prodotto interno loro sette punti di più (80%), stesso livello della Francia; in Spagna incide per il 77%. Anche limitandosi ai servizi di mercato, l’incidenza sull’economia italiana appare lievemente indietro rispetto alla media dell’Eurozona (53,2% contro 54%). Un gap in crescita anche prima della pandemia: dal 2000 al 2019, la componente di mercato del terziario italiano ha accumulato un ingente ritardo nella crescita del valore aggiunto: +0,7% medio annuo, mentre, nello stesso periodo, il tasso di crescita dei servizi privati osservato nell’Eurozona è stato più che doppio (1,7% medio annuo) ed ha superato il 2,1% medio annuo nel caso della Francia e il 2,6% medio annuo nel caso della Spagna.

Il 2020. Un sentiero di crescita comunque bruscamente interrotto dalla pandemia nel 2020. L’impatto della crisi Covid ha infatti colpito tutto le attività, ma prevalentemente quelle dei servizi, e in particolare il settore turistico e quello del commercio dettaglio, con l’esclusione dei beni alimentari e di largo consumo, hanno subìto delle perdite enormi. Complessivamente, nel 2020 il terziario italiano ha subito una riduzione del fatturato del -8,5%, ancora più forte (-11,6%) per i servizi di mercato. In particolare, hanno registrato un crollo i servizi di alloggio e ristorazione (-41,2% rispetto al 2019) e le attività artistiche, di intrattenimento e divertimento (-27,7%). In forte calo anche trasporti e magazzinaggio (-18,9%), attività professionali (-10,5%), immobiliari (-9,4%) e commercio (-8%). Resistono, invece, le attività finanziarie ed assicurative (con una perdita ridotta al -0,4%), mentre i servizi di informazione e comunicazione, favoriti da smart working e restrizioni, mettono a segno una crescita del +1,7%).

Il 2021. A ripartire, nel 2021, sono stati soprattutto alloggio e ristorazione, che registrano una crescita del fatturato del +21% dopo il crollo dell’anno precedente. Bene anche trasporti (+12,9%) e commercio (+7,9%), sebbene nessuna branca del terziario sia riuscito ancora a recuperare i livelli pre-pandemia, con l’eccezione dei servizi di informazione e comunicazione, che continuano a crescere (+3,7% sul 2020), mentre i servizi finanziari ed assicurativi riducono ancora il fatturato (-0,5%).

Lavoro. La pandemia ha inciso pesantemente anche sull’occupazione del terziario. A fine 2021 mancano ancora 800mila unità di lavoro per recuperare il livello del 2019. Il 95% del gap occupazione complessivo di tutti i settori rispetto al pre-pandemia, è rappresentato dai servizi di mercato. Più nel dettaglio, in termini di unità di lavoro totali il Terziario mostra la maggiore contrazione a fronte del settore primario che passa quasi indenne il periodo pandemico superando nel 2021 gli addetti registrati nel 2019 e il settore industriale che registra una lieve flessione in parte recuperata già nel 2021.  Nel terziario, scontano le contrazioni più vistose Alloggio e ristorazione (-34,3% nel 2020, e un leggero recupero dell’11,9% nel 2021) e Commercio al dettaglio non alimentare (-11,1% nel 2020, solo +7,4% nel 2021).

“Il terziario è ripartito, anche se purtroppo con un ritmo più lento delle attese. Dalla fotografia scattata dal nostro Osservatorio, però, emerge anche un settore impegnato in una fase di forte trasformazione, a causa di transizione digitale ed ecologica, ma anche per il cambiamento delle abitudini di spesa dei consumatori”, spiega Nico Gronchi, Presidente di AssoTerziario e Vicepresidente nazionale vicario dei Confesercenti nazionale. “E’ un mondo differente da prima: si vende anche il nuovo ma si impone sempre di più anche l’usato, i servizi si spostano dalla strada verso le piattaforme online, polarizzando interi segmenti di attività intorno ai grandi player del digitale. In generale, si tratta di un processo che va guidato: bisogna investire per dare gli strumenti alle imprese del terziario per intercettare con successo il cambiamento, favorendo l’adozione di modelli di attività sempre più eco-sostenibili e di nuove tecnologie. Senza sottovalutare le sfide del breve periodo. Temiamo infatti che la seconda parte del 2022, tra inflazione, ripresa dei contagi e fisiologico rallentamento del turismo, possa creare nuovi ostacoli al sistema imprenditoriale, allontanando ancora di più la ripresa”.

Tags: confesercentiripresaterziario
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