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I risultati del Piano Transizione 4.0: un punto della situazione a chiusura del 2020

Facciamo un bilancio

Di Marco Catalani
16/12/2021
in Notizie
0
Il nuovo codice della crisi e dell'insolvenza: tra mutamento culturale imposto e limitazione della libertà dell'imprenditore
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Come è noto il Governo Italiano a partire dalla Legge di Bilancio 2016 ha stabilito una serie di incentivi, iper ammortamento fino al 2019 e credito di imposta dal 2020, per sostenere ed incentivare le imprese manifatturiere ad investire nel rinnovo del parco dei propri macchinari ed impianti produttivi.

Probabilmente è la prima volta nella storia che uno Stato incentiva l’adozione di tecnologie che sono parte integrante di una rivoluzione industriale

Il pensiero quindi volta subito alla ricerca dei risultati che tali misure hanno portato e per una valutazione richiamiamo  una ricerca condotta dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano che si è promesso di dare le risposte che cerchiamo per comprendere il bilancio almeno dell’ultimo anno, il 2020, dei benefici ottenuti e per provare ad immaginare i trend dell’anno in corso, il 2021.

Dai dati forniti dal Politecnico di Milano, il bilancio 2020 del mercato italiano di industria 4.0 si attesta a un valore generato di circa 4,1 miliardi di euro.

Sembrerebbe un dato piuttosto positivo, ma rispetto alle aspettative che erano state previste l’anno precedente, il risultato può essere un po’ deludente.

Infatti nel 2019, anno in cui era in vigore la misura dell’iper ammortamento (che come è noto interessa le aziende che hanno utili cospicui da abbattere grazie al maggior costo per investimenti tecnologici) c’erano stati risultati incoraggianti, ma per ampliare l’accesso agli incentivi si è sviluppata la formula del credito di imposta (questo è un beneficio indipendente dagli utili aziendali e quindi ben applicabile anche ad imprese più piccole che di norma faticano a fare utili rispetto alle Grandi) grazie al quale si era previsto dal 2020 un + 20% di investimenti in beni 4.0.

La ricerca del Politecnico però non conferma il raggiungimento di questo obiettivo:  il mercato ha prodotto un incremento dell’8%, meno della metà di quanto sperato.

Certo va considerato che è comunque un aumento, il che è già positivo, ma soprattutto che c’è stato nel momento culmine della pandemia Covid-19 con ben oltre 2 mesi di fermo praticamente totale delle aziende oltre ad altre misure restrittive e una congiuntura non favorevole sui mercati mondiali.

Probabilmente senza la pandemia l’obiettivo sarebbe stato raggiunto a pieno.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono stati i principali stimoli allo sviluppo del mercato dei beni 4.0.

La ricerca del Politecnico di Milano indica che gli investimenti in tecnologie IT, cubano per l’85% della spesa totale delle aziende rispetto al 15% delle Operational Technologies.

Le progettualità relative ai settori dell’Industrial Internet of Things e dell’Industrial Analytics rappresentano il core degli investimenti delle imprese manifatturiere, in sostanza sviluppo di connettività e soluzioni per acquisire e analizzare dati rappresentano insieme circa  2,4 miliardi di euro praticamente oltre la metà  della spesa totale in beni 4.0

Altra tecnologia che è stata fortemente adottata dalle imprese italiane è quella  delle soluzioni predittive e di Intelligenza Artificiale applicate alla data analysis, arrivando al valore di 685 milioni di euro circa investiti, rappresentando quasi il 17% degli acquisti nel settore 4.0

Il ricorso a soluzioni di Cloud e Smart Manufacturing, vale circa l’8% della spesa fatta della manifattura italiana, consentendogli di ottenere servizi on demand per i propri processi a livello software.

Dalla ricerca emerge inoltre che il 5% della spesa è impiegata per investimenti in sistemi di Advanced Automation (215 milioni circa).

Temi invece come quelli della Additive Manufacturing, per capire meglio la nota Stampa 3D, hanno riscosso scarso successo con investimenti che si aggirano sul 2% della spesa totale.

Una nota dolente è la formazione 4.0 su cui sono stanziati 150 milioni di euro di incentivi sottoforma di credito di imposta dal MISE e che non si sono del tutto spesi dalle aziende italiane. Questa misura, nata nel 2018, ha da sempre avuto poca fortuna e denota una scarsa propensione delle realtà imprenditoriali italiane ad investire sul proprio capitale umano e al rinnovo delle competenze digital e soft.

Le previsioni per l’anno 2021 sono decisamente quotate a rialzo, vuoi anche la fine delle misure restrittive sui luoghi di lavoro imposte nel 2020 dal Covid19 e si promette di regalare una crescita che potrebbe arrivare a +15% sugli investimenti in beni 4.0., superando la soglia dei 4,5 miliardi di euro di spesa in questo ambito.

Il credito di imposta che sale al 50% per tali beni compresi nel piano nazionale Transizione 4.0 di sicuro aiuterà al raggiungimento di questo obiettivo sfidante.

Tags: piano transizione 4.0
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