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Nuova Legge di Bilancio 2022: tutte le novità per la Transizione 4.0

Ecco cosa cambierà da qui ai prossimi 10 anni

Di Marco Catalani
27/12/2021
in Notizie
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Lavoro. Segnali positivi, ma restano fragilità. Frena quello autonomo
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Come ogni fine anno, dopo la prima versione del Disegno di Legge di Bilancio discusso e rivisto, ascoltate le istanze dei vari stakeholders, in Commissione Bilancio e un dibattito per-natalizio nell’aula del Senato, è stato approvato nel corso della notte del 23 dicembre la legge di bilancio per il 2022. Dalla Vigilia di Natale quindi luce verde da parte di una delle due Camere e ora il testo passerà all’esame dell’altro ramo del Parlamento, ma di fatto non ci sarà tempo di ulteriori discussioni e modifiche e si preannuncia già di essere una sorta di mero passaggio formale, che dovrà passare con voto di fiducia posto dal Governo Draghi.

La legge di bilancio per il 2022 contiene numerose novità per il mondo del lavoro e delle imprese e si promette di consentire una ulteriore spinta alla crescita non solo per il prossimo anno, ma in un periodo di durata media, visto che una serie di misure di sostegno e agevolative sono previste da qui ai prossimi 10 anni.

Ecco di seguito i punti salienti approvati dal Senato, solo per quanto riguarda la Transizione 4.0, e che dopo Natale andrà in approvazione alla Camera dei Deputati.

La Legge di Bilancio 2022 dispone finalmente una proroga della durata di un triennio per i sostegni e gli incentivi statali per l’acquisizione di beni strumentali e decennale per le attività di ricerca, sviluppo, innovazione e design. Il rovescio della medaglia è che questa programmazione di più lungo periodo, contro i continui rinnovi annuali visti negli anni precedenti, è una pesante revisione delle aliquote incentivanti, che scendono man mano che la misura procede verso la sua conclusione temporale.

Infatti per quanto riguarda gli incentivi sotto forma di credito di imposta per l’acquisto dei beni strumentali erano previsti i seguenti massimali e relative aliquote di credito nel 2021:

  • 50% per investimenti fino a 2,5 milioni
  • 30% per investimenti da 2,5 a 10 milioni
  • 10% per investimenti da 10 a 20 milioni

Nel 2022 queste aliquote diminuiranno, come già era stato previsto dalla legge di bilancio 2021, come segue:

  • 40% per investimenti fino a 2,5 milioni
  • 20% per investimenti da 2,5 a 10 milioni
  • 10% per investimenti da 10 a 20 milioni

Come anticipato, il testo della nuova Legge di Bilancio 2022 prevede il rinnovo della misura per ulteriori tre anni, ma con un’ulteriore diminuzione a partire dal gennaio 2023 della percentuale di credito di imposta sull’acquisto dei beni strumentali e fino a tutto il dicembre 2025, con consegna dei beni allungata fino al giugno 2026, secondo questo schema:

  • 20% per investimenti fino a 2,5 milioni
  • 10% per investimenti da 2,5 a 10 milioni
  • 5% per investimenti da 10 a 20 milioni

In ogni caso una notizia positiva: la certezza di avere a disposizione una misura che dura fino al 2026 consentirà alle imprese di pianificare e realizzare i propri investimenti potendo contare su un valido supporto, che ha già dimostrato negli anni precedenti di rappresentare un ottimo volano per il rinnovo del parco macchine delle PMI italiane e rilanciare la loro produttività nel medio e lungo periodo.

Anche per i beni immateriali previsti dall’allegato B della Legge di Bilancio 2016 continuano gli incentivi per un ulteriore triennio, ma anche in questo caso con una diminuzione delle aliquote: infatti ricordiamo che per il 2021 e il 2022 l’aliquota era già fissata dalla precedente Legge di Bilancio al 20%. La nuova Legge di bilancio 2022 prevede una proroga ancora al 20% per il 2023 e poi l’aliquota scenderà al 15% per il 2024 e al 10% per il 2025.

Nessun riferimento nel testo della nuova Legge di Bilancio 2022 per i beni strumentali ordinari (quindi non 4.0 riferibili alla vecchia normativa del cosiddetto superammortamento) che sono incentivati nel 2021 al 10% e per il 2022 al 6%, sia per quanto riguarda i beni materiali che immateriali.  Dunque dal 2023 nessuna proroga per questa tipologia di beni.

Dal punto di vista delle risorse, la relazione tecnica presentata al Senato mostra che l’incentivo per l’acquisto di beni materiali 4.0 costerà in tutto poco meno di 6 miliardi di euro, mentre quello per i software 4.0 quasi 900 milioni di euro. Considerando che ad oggi si è stimato un movimento di 4,2 miliardi di euro di investimenti fatti, sostanzialmente nel prossimo triennio si prevede di raggiungere risultati ancora maggiori con questo incentivo.

Ancora previsto i rinnovo  fino al 2031, per il credito d’imposta per le attività  di ricerca, sviluppo, innovazione e design. Anche qui con delle aliquote in discesa. Per il 2022 la misura viene rinnovata con le aliquote attuali, quindi:

  • 20% di credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo con massimale di 4 milioni
  • 10% di credito di imposta per attività di innovazione o per attività di design e ideazione estetica con massimale di 2 milioni
  • 15% di credito di imposta per attività di innovazione con finalità orientate a un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0 con massimale di 2 milioni

 

A seguire, fino al 2031 per le attività di ricerca e sviluppo e fino al 20225 per le attività di innovazione e design le aliquote cambiano così:

  • 10%  di credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo con massimale di 5 milioni
  • 5%  di credito di imposta  per attività di innovazione o per attività  di design e ideazione estetica con massimale di 2 milioni
  • 10% di credito di imposta  per attività di innovazione con finalità orientate a un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0 con massimale di 4 milioni

Infine, anche la Nuova Sabatini, misura che sostiene gli investimenti produttivi delle micro, piccole e medie imprese con un contributo che mira ad abbattere gli interessi che gravano sui finanziamenti concessi alle PMI per acquisire beni strumentali, è integrata con 900 milioni fino al 2027.

Sembra quindi ormai confermata la fine della misura “Formazione 4.0”, che è prorogata, come già previsto dalla precedente Legge di Bilancio, per tutto il 2022, finanziando con un credito di imposta il 100% delle spese sostenute dalle aziende per le attività delegate ad uno dei soggetti abilitati di consulenza ed erogazione delle attività formative e fino al 50% (per le piccole imprese, 40% medie imprese e 30% grandi imprese) del costo del personale coinvolto in formazione.

D’altro canto la buona notizia per l’asset dell’irrobustimento delle nuove skills è il rifinanziamento con ulteriori risorse del  FNC gestito da Anpal – Fondo nuove competenze che sono incrementate per un importo pari a 200  milioni di euro per il 2021, finanziando praticamente tutti i progetti presentati fino a giugno 2021 e prosegue nel 2022 con ulteriori risorse per sostenere i processi di formazione e riqualificazione dei lavoratori. In arrivo infatti ulteriori 500 milioni per lavorare il prossimo anno su questo importante asse.

Tags: industria 4.0legge di bilanciotransizione 4.0
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