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Meritocrazia al lavoro: un difficile compromesso tra normativa ed esigenze di aziende e lavoratori

Un tema centrale nel mondo delle imprese è da sempre quello relativo ai sistemi premianti per i lavoratori al fine di una maggiore fidelizzazione aziendale e ad un coinvolgimento verso una produttività più elevata.

Di Marco Catalani
26/04/2022
in Notizie
0
La pianificazione aziendale: il budget economico
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Nei contesti delle PMI non è raro vedere scatti di livello anticipati a fronte di una disponibilità allo straordinario o come gratifica più generale per comportamenti virtuosi del lavoratore riferiti anche alla maggiore produttività dimostrata.

E’ una scelta per lo più fatta da aziende di stampo padronale o familiare verso dipendenti che nel tempo diventano parte integrante della famiglia aziendale e che rappresenta più uno scambio per la tenuta di buoni rapporti di vicinato tra le parti.

Con l’avanzare dell’approccio manageriale, specie nelle PMI che ad un certo punto sono cresciute e magari anche acquisite da gruppi industriali più grandi, il titolare ha lasciato il posto ad un sistema di governo dell’azienda che è molto più articolato con responsabilità diffuse, il che ha reso il sistema di valutazione delle performance al lavoro un asse centrale per poter dare premi e incentivi con criteri il più possibile oggettivi e sempre meno soggettivi.

A questo punto quindi l’azienda ha necessità sempre maggiore di mappare le proprie competenze necessarie per ciascuna mansione, dettagliando quali sono quelli hard e quelle soft, specie queste ultime, sempre più importanti per scalare nella gerarchia aziendale.

Le politiche retributive meritocratiche si basano quindi sempre di più su una scala oggettiva, ma anche l’inquadramento contrattuale iniziale e questo non solo ai fini dei conti (premiare chi produce di più e meglio), ma anche come strumento di trasparenza e correttezza verso gli altri lavoratori e altre parti interessate (sindacati in primis o qualsiasi altro interlocutore sul tema).

Le soft skills sono quindi sempre più centrali, abbiamo scritto poco fa, nel determinare la posizione di un determinato lavoratore e lo sviluppo di queste capacità dovranno essere alla base dell’analisi del fabbisogno formativo delle società di formazione che approcciano verso progetti di riqualificazione aziendale.

Certamente è una sfida da raccogliere in quanto la normativa attuale, figlia di lotte sindacali e diritti acquisiti da decenni, difficilmente si sposa con l’approccio flessibile che un sistema organizzato e versatile come quello aziendale invece dovrebbe avere, pronto più che mai oggi ancora più di prima, al cambiamento in relazione ai mutamenti repentini del contesto.

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